E’ sempre più chiaro che il turismo è il campo di applicazione e sperimentazione naturale della comunicazione sociale.
Una nuova piattaforma infatti si è affacciata sul web, GTrot, ed è un social per il turismo.
Nato da Lightbank, il venture firm che ha investito in tempi non sospetti in Groupon, GTrot, per essere precisi, è pensato per i viaggiatori, per tutti coloro che prima di arrivare a destinazione, mentre sono in viaggio, oppure quando sono sul posto, leggono pagine e pagine di guide sul da fare in città; parlano con l’edicolante, il cameriere, il tassista, per sapere qual’è il ristorantino tradizionale che non si può perdere; si mettono in contatto con l’amico delle elementari su Facebook, perchè in quel posto c’è già stato due anni fa.
Il consiglio di chi vive in quel posto, o c’è stato prima di noi, infatti può essere d’aiuto per vivere un’esperienza diversa da quella meramente turistica.
Pensiamoci: oggi il tempo per viaggiare si riduce ad un fine settimana in cui dobbiamo e vogliamo selezionare cose da fare e da vedere in quella destinazione per costruire la nostra esperienza di visita del luogo, e di viaggio.
Vogliamo dunque sapere quali sono le curiosità, gli eventi, i locali più quotati, o meglio, quelli più defilati ma più autentici.
L’idea di GTrot (ancora in versione beta) è quella di mettere a disposizione una piattaforma che ci dica tutte queste cose di una località, che ci indichi quali sono gli amici che sono già stati o vivono lì (se effettuiamo l’accesso tramite Facebook o Twitter), che tracci un profilo di noi viaggiatori, contando luoghi in cui siamo stati, paesi e città, e quelli in cui vorremmo andare, che GTrot stesso ci aiuta ad esplorare. Associando il profilo a Foursquare poi otteniamo anche i badge per ciascuno di questi “traguardi”.
Gli utenti vengono inviatati a dare consigli e pareri,a condividere immagini (che poi vengono utilizzate come info utili per chi viaggia in quella destinazione), a connettersi con gli amici e a descriversi.
Niente di innovativo, ma un social che risponde a più esigenze in modo semplice, e che diventa un tool utile, sopratutto per chi fa di un viaggio o una trasferta di lavoro, un’ occasione per conoscere qualcosa di nuovo, cercare consigli in rete, e condividere con gli amici l’esperienza.
Perchè il punto più importante è sempre questo: il caro vecchio passaparola, l’album di fotografie e il filmino della vacanza, la voglia di condividere esperienza e informazioni, in questa epoca di rivoluzione socio-digitale, sono amplificate in modo esponenziale dalla rete, e diventano protagonisti del racconto in tempo reale dell’esperienza di ognuno di noi.














ICOMunicaTion: storia di un brand e di quella “m” mancante.
un brand giovane ed il suo nome “sbagliato”.
Mi è stato fatto notare qualche giorno fa sulla nostra pagina FaceBook che c’è un errore nel nome della nostra agenzia: comunication si scrive in realtà con due “m”…communication.
facebook comment
Nonostante le apparenze, come ho spiegato sulla nostra pagina fan, in realtà non si tratta di un errore, ma di una scelta stilistica, nata un pò di tempo fa, quando il nome del brand stava nascendo.
La nostra fan mi ha fatto riflettere sull’opportunità di scrivere un post su questa scelta, che per me ormai è scontata,incastrata nel tempo e nella reputazione costruita online e non solo, mentre invece per chi legge può essere semplicemente un errore…
Riportiamo qui la spiegazione data su FaceBook per fare chiarezza:
Il brand nasce come ICOM (“I” è l’ iniziale del mio cognome, COM è da “.COM”).
Poi ho voluto aggiungere e giocare con il concetto di “unica” – “comunica” (ICOM UNICA).
Ma ICOMUNICA non andava bene,sembrava perentorio,addirittura autoreferenziale…
americano sembrava meglio!!
ICOM(m)UNICAtion …ma una “m” era, appunto, di troppo.
Ci abbiamo pensato su, poi fatta una ricerca è uscito fuori che gli italiani cercano più spesso “comunication” su internet con una “m”, e che infatti tantissime aziende di comunicazione hanno optato, volontariamente o no,per la versione errata.
Quindi abbiamo scelto consapevolmente questa versione con licenza poetica.
Inizialmente era evidenziato anche a livello grafico (ICOMunicaTion), poi l’enfasi è caduta sulla “I”, il nome si è diffuso così ed abbiamo continuato su questa strada.
social media cravers
Allora sembrava una scelta perfetta, oggi ogni tanto mi chiedo se sia stata davvero una scelta giusta,però, come ho scritto su Facebook, penso anche gli eventuali errori facciano parte di un percorso di crescita, personale e professionale, di un individuo e di un’azienda, quindi in fin dei conti va bene così: quella “m” in meno sta li a ricordare che da quella scelta, giusta o sbagliata, abbiamo fatto un pò di strada…
Per ritornare alle origini e celebrarle….presto arriverà un nuovo logo con una nuova grafica!!